Perché sprechiamo ancora così tanto cibo?
Il 5 febbraio è la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare: in Italia buttiamo ogni settimana 554 grammi di cibo al giorno. Un dato ancora molto lontano dall’obiettivo di sostenibilità individuato dall’Agenda ONU 2030. La denuncia del Wwf
Lo spreco alimentare è una delle forme più silenziose di perdita di biodiversità: usa e consuma natura senza produrre nutrimento. In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare il WWF Italia segnala, nell’ambito della sua campagna Our Future, come gettare il cibo non consumato non sia solo una ingiustizia sociale ma anche un grave danno per la Natura: mentre milioni di persone nel mondo soffrono la fame o vivono in condizioni di insicurezza alimentare, enormi quantità di cibo vengono perse o sprecate ogni anno, con gravi conseguenze per il clima, la biodiversità e le risorse naturali del Pianeta.
Ogni alimento gettato è il risultato di habitat trasformati, specie selvatiche messe sotto pressione, risorse naturali sprecate inutilmente, fertilizzanti e pesticidi immessi nell’ambiente, energia consumata per alimentare trattori e camion, per macchinari per la trasformazione e frigoriferi per la conservazione, insieme al lavoro di agricoltori, trasformatori, trasportatori e commercianti. Tutto questo avviene in un sistema che sempre più spesso supera i limiti ecologici del Pianeta, senza alcun beneficio sociale: gli sprechi rendono necessario coltivare, pescare, allevare più di quanto sia realmente indispensabile.

Le dimensioni del fenomeno sono globali: ogni anno vengono sprecate circa 1 miliardo di tonnellate di cibo, a fronte di 673 milioni di persone che soffrono la fame e oltre 2 miliardi che vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Il cibo che non viene consumato ad oggi utilizza inutilmente circa il 30% dei terreni agricoli globali, 250 km³ di acqua dolce ed emette oltre 3 miliardi di tonnellate di CO2, contribuendo al sovrasfruttamento delle risorse, alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità. Anche in Europa l’impatto è rilevante: lo spreco alimentare è responsabile di circa il 16% degli impatti ambientali complessivi del sistema alimentare, contribuendo per il 12% all’uso di acqua, per il 16% all’uso del suolo, per il 15% all'alterazione degli ecosistemi marini e per il 16% alle emissioni di CO₂. Se fosse un Paese, lo spreco alimentare sarebbe il quinto maggiore emettitore di gas serra dell'UE. Oltre il 60% del cibo sprecato in Europa proviene dalla fase di consumo finale (dalle nostre case e poi dalla ristorazione) ed è responsabile di oltre il 70% degli impatti ambientali complessivi legati allo spreco in Europa.
Com’è cambiata la situazione in Italia dall’anno scorso? In Italia, lo spreco alimentare, resta un problema rilevante: gettiamo nella pattumiera ancora più di mezzo chilo di cibo ogni settimana. Nonostante alcuni segnali di miglioramento rispetto al 2024 – con una riduzione dello spreco medio settimanale pro-capite da 617 g a 554 g – il nostro Paese si colloca ancora molto lontano dall’obiettivo di sostenibilità individuato dall’Agenda ONU 2030 (369,7 g). Secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, complessivamente, in Italia si sprecano oltre 5 milioni di tonnellate di cibo all’anno, con 7,3 miliardi di euro di sprechi domestici.

Mentre sprechiamo soldi e alimenti, l’accesso a un cibo sano e sostenibile si allontana per una parte sempre più ampia della popolazione italiana. Nel 2025 l’indice FIES (Food Insecurity Experience Scale) di insicurezza alimentare ha raggiunto infatti il 14%, in netto aumento rispetto al 10% del 2024. L’insicurezza alimentare colpisce soprattutto le famiglie del Sud e del Centro, le stesse aree del Paese in cui si registra anche un maggiore spreco domestico, evidenziando una contraddizione profonda tra abbondanza e la reale possibilità di accedere a cibo sano e di qualità.
Nonostante un miglioramento delle forme più gravi di povertà, in Italia, quasi 6 milioni di persone hanno vissuto condizioni di deprivazione alimentare, senza possibilità di accedere in modo continuativo a un’alimentazione adeguata ed equilibrata, senza poter acquistare prodotti freschi e di qualità, compromettendo la possibilità di seguire una dieta mediterranea, modello di riferimento per un’alimentazione sana e sostenibile. Le fasce più colpite sono i giovani: oltre 430mila under 16 si trovano in condizioni di insicurezza alimentare e, nel 2024, un giovane su cinque sotto i 35 anni che vive da solo non ha potuto permettersi un’alimentazione adeguata.
Se i boomer danno l'esempio
A differenza di quanto si potrebbe pensare, è la generazione boomer a trainare oggi l’Italia verso la riduzione dello spreco alimentare in famiglia. Questa fascia mostra livelli di spreco minori rispetto alle generazioni i più giovani. Nonostante ciò, le nuove generazioni hanno il compito di promuovere questo cambiamento culturale: tramite la loro familiarità con le nuove tecnologie e con pratiche sempre più comuni - come il portare a casa il cibo gli avanzi quando si mangia fuori, utilizzare app anti-spreco, il porzionare e congelare i prodotti più deperibili e il prestare attenzione all’impatto ambientale delle proprie scelte alimentari - possono contribuire a diffondere consapevolezza, buone pratiche e nuovi modelli di gestione del cibo.
“Ridurre lo spreco alimentare è una delle modalità più immediate per determinare un risparmio per i consumatori e gli operatori, per ridurre la pressione sugli ecosistemi, biodiversità e habitat naturali, senza compromettere la sicurezza alimentare, ed è uno dei modi più concreti per contribuire al recupero di nutrienti e di materie prime secondarie, per la produzione di mangimi, per sostenere la bioeconomia, per migliorare la gestione dei rifiuti e sviluppare le energie rinnovabili”, afferma Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia “Pochi e semplici gesti quotidiani fondamentali possono fare grandi differenze: imparare a interpretare correttamente le date di scadenza e i termini minimi di conservazione, pianificare gli acquisti con attenzione, acquistando quantità adeguate al proprio nucleo familiare e al consumo individuale, preparare porzioni corrette rispetto al proprio fabbisogno, preferire prodotti freschi e di stagione, e sostenere filiere locali e acquistando quanto più possibile prodotti provenienti da agricoltura biologica”.
[cs Wwf Italia]



