Perchè siamo in ritardo nella tutela degli oceani

Sempre più al centro di interessi economici e strategici, pagano elevatissimi costi ambientali e sociali: per misurarli arriva ora l'Ocean Equiity Index. Aiuterà a promuovere l'equità nella governance dei nostri mari?

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Perchè siamo in ritardo nella tutela degli oceani
Photo by Todd Cravens

Gli oceani sono sempre più al centro di interessi economici e strategici, ma i benefici dello sviluppo marino non sono distribuiti in modo equo. Al contrario, mentre pochi attori concentrano risorse e opportunità, i costi ambientali e sociali ricadono in maniera sproporzionata su comunità marginalizzate, popoli indigeni, pescatori artigianali e donne.
È questa la fotografia allarmante che emerge dal dibattito scientifico e politico globale, nonostante gli impegni senza precedenti assunti a livello internazionale per promuovere l’equità — dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite al Global Biodiversity Framework di Kunming-Montreal, fino al recente Trattato sull’Alto Mare.

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A frenare il cambiamento è soprattutto l’assenza di strumenti concreti: mancano definizioni operative condivise, metriche comparabili e indicazioni pratiche capaci di trasformare il principio di equità in azioni efficaci nelle politiche e nei progetti legati agli oceani.
Un passo decisivo in questa direzione arriva da uno studio pubblicato sulla  rivista scientifica Nature, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di ricercatori che include la Stazione Zoologica Anton Dohrn. La ricerca introduce l’Ocean Equity Index (OEI), il primo strumento globale pensato per misurare e promuovere l’equità nella governance, nelle iniziative e nelle politiche oceaniche.

yellow fish over corals
Photo by Francesco Ungaro


L’Ocean Equity Index segna un cambio di paradigma: l’equità non è più un obiettivo astratto, ma diventa uno standard misurabile e confrontabile. L’indice si fonda su 12 criteri chiave, che valutano se e come le iniziative oceaniche riconoscono i diritti di tutti gli attori coinvolti, garantiscono una partecipazione reale ai processi decisionali e distribuiscono in modo giusto benefici e oneri.

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Grazie a questo approccio, l’OEI permette di rendere visibile ciò che spesso resta nascosto: chi ha voce nella gestione degli oceani e chi, invece, ne è escluso. Allo stesso tempo, fornisce indicazioni operative per migliorare l’equità nelle fasi di progettazione, implementazione e valutazione delle politiche marine.
«In un momento di crescente pressione sugli oceani, l’Ocean Equity Index offre un quadro unificante per comprendere e promuovere l’equità», sottolinea Antonio Di Franco, Primo Ricercatore presso il Sicily Marine Centre della Stazione Zoologica Anton Dohrn«Trasformare principi complessi in indicazioni operative significa supportare decisioni che rispettano le persone, le culture e gli ecosistemi marini».
Rendendo l’equità misurabile e confrontabile a livello globale, l’Ocean Equity Index rappresenta uno strumento innovativo per rafforzare la trasparenza e la responsabilità pubblica, migliorare l’efficacia delle politiche oceaniche e contribuire a risultati più giusti e sostenibili per le comunità costiere e gli ecosistemi marini.

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